Ritrovare Gianfranco Frattini

Ritrovare Gianfranco Frattini

“Oggi si direbbe che Frattini era uno studioso di prossemica, che si era specializzato in psicologia ambientale. E invece si trattava semplicemente di un dono, il dono di saper porgere a tutti quello che interessava a lui, ovvero ciò che poteva rendere più gradevole la vita. Questo dono nascondeva un segreto, importantissimo: il rispetto e la curiosità per gli altri”.
(Marco Romanelli)

Marco Romanelli firma la mostra “Ritrovare Gianfranco Frattini” che presenta esclusivamente materiali originali provenienti da collezioni pubbliche e private, nonché dagli archivi delle aziende, tra cui i tavolini TRIA, il tavolo PROUST e la famiglia di tavolini GONG disegnati per Acerbis nel 1987 e oggetto della recente riedizione presentata in anteprima al Salone del Mobile all’interno della Collezione ICONS.

La mostra, allestita grazie alla preziosa collaborazione degli eredi Frattini, è parte del ciclo di eventi “Il Design e il Territorio”: il racconto del design nel territorio di Monza e Brianza a cura di Triennale Design Museum e La Triennale di Milano.

La mostra Ritrovare Gianfranco Frattini si focalizza sull’attività di furniture designer di Gianfranco Frattini (1926-2004), pur non tralasciando di segnalare le sue incursioni nel product e la forte continuità con gli interni.

Dal 1948 al 1968 l’Italia, uscita sconfitta dal secondo conflitto mondiale, conosce un processo di crescita e di affermazione internazionale inaspettato e probabilmente irripetibile. Si può sostenere che il design italiano nasca proprio in quel periodo, a opera di un gruppo ristretto di giovani progettisti legati al più anziano Ponti e tra essi un ruolo tanto fondamentale quanto dimenticato è ricoperto da Gianfranco Frattini.

Nasce il 15 maggio 1926, nel 1953 si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, ma, già dall’anno precedente, lavora nello studio di Gio Ponti. Nel 1956 apre il suo studio e fin dall’inizio delle sue collaborazioni è riscontrabile una peculiarità che caratterizzerà il suo modo di intendere il progetto: un’esperienza totalizzante in cui nulla può essere lasciato al caso e, di conseguenza, il risultato è di forte unità. L’architetto è per Frattini un attento regista, il design e gli interni non si sommano in un virtuoso ed elegante abbinamento, ma si fondono per impostare una nuova visione degli interni che realmente riassuma in sé il furniture design.

Frattini rivoluziona l’architettura degli interni creando, senza proclami o manifesti, un mondo di bellezza e di rigore.

Fondamentali sono stati inoltre i rapporti con gli artigiani brianzoli, con cui ha stretto collaborazioni che hanno segnato in maniera significativa la sua produzione  (come con l’ebanista Pierluigi Ghianda); rapporti che raccontano la passione di un lavoro vissuto vicino agli esecutori e la profonda conoscenza per la materia, prima su tutte il legno, che è per Frattini il materiale prediletto.

“E’ da subito cosciente di come sia il progetto a doversi adattare alla situazione e non il contrario: tocca quindi al designer valorizzare le capacità realizzative che incontra, inventando un nuovo linguaggio che rispetti, in parallelo, la mano dell’esecutore e la capacità della macchina (in fondo quel connubio che rende, ancora oggi, vincente il design italiano). Ecco allora l’introduzione, nei mobili di Frattini, di un alfabeto di segni iconici che permetta, anche all’occhio più inesperto, di cogliere il valore “oggettivo” della realizzazione. Vedi certe scanalature, enfatizzate da una decisa raggiatura, alla base di panche e credenze. Vedi l’adozione, ripetuta e amata, delle saracinesche scorrevoli (un prodigio realizzativo) al posto delle ante.
A differenza di molti architetti della sua generazione, che tendevano a piegare i materiali alla rappresentazione di un principio astratto, Frattini conosceva realmente la materia e capiva il linguaggio di chi la lavora. Il risultato finale, assolutamente inedito, arrivava da questa capacità di dialogo, dalla condivisione di un ideale”. (Marco Romanelli)

Ritrovare Gianfranco Frattini
Fino al 30 settembre 2018
Villa Reale di Monza